Chiudi il cassetto e butta la chiave. Non servono più nemmeno le lacrime

Non so da dove iniziare, non lo so davvero.
Stamattina ho guardato quella piccola cicatrice che ho vicino all’attaccatura dei capelli, quella che non so nemmeno come e quando è arrivata, chissà da quale acrobazia infantile. Generalmente dimentico di averla, è talmente piccola che quasi non si nota, ma nel vederla stamattina mi sei venuto in mente tu. Già. Senza senso vero?
Ho pensato a te che mi accarezzavi e che distrattamente ci passavi la mano, forse senza nemmeno mai accorgertene.
Il punto è che sei su ogni centimetro della mia pelle, sei ogni centimetro del mio dolore cresciuto piano, e poi esploso.
Dire basta non è mai facile, lasciare la mano ed accettare di aver perso, liberarsi delle zavorre per cercare acque più sicure. No, non è da me ma ho dovuto farlo, ho dovuto salvarmi dalla tempesta, o almeno ci sto provando.
Sospiro con le mani appoggiate immobili sulla tastiera e poi trattengo il fiato. Come sempre quando arrivi nei miei pensieri devo trattenere le lacrime.
Mi fa rabbia non riuscire a spiegare tutto quello che sento, forse perché non esistono parole per ogni singola emozione. Ogni amore è unico.
Un amore solo mio, un amore in cui credevo con tutta la forza che non ho avuto mai, un cuore che impazzisce alla vista dei tuoi occhi, il sentirsi nudi, disarmati, e il sentirsi soli. Come costruire un castello di sabbia in riva al mare e non accorgersi che non può stare in piedi, continuare a costruire mentre le onde spazzano via tutto, pezzo dopo pezzo. Beh, quell’onda eri tu.

Vorrei che tu fossi stato almeno un attimo al mio posto, altrimenti spiegare il perché ho continuato a crederci fino in fondo risulta infantile, risulta solo una mera ostinazione di chi non vuole sentirsi dire no.
E adesso mi sento nuda di nuovo, sento che l’amore manca forte nella mia vita, è un’assenza costante che cerco di colmare con espedienti banali. La compartimentazione non sempre riesco a metterla in atto. E’ una tutela psicologica che mi sono creata per difendermi, ma è un castello di carte.

Nulla riesce a non farmi desiderare ancora una vita con lui. Lo so che soffrivo, Dio solo, con cui non parlo ormai nemmeno più, sa quanto, come non ho sofferto mai. E’ incredibile quanto l’amore e la sofferenza possano andare di pari passo. Non ho amato mai così, davvero mai, un amore che sale dalle viscere, un amore fisico e pazzo, la passione il desiderio e la bramosia che non si fermano, che non si arrendono, un fiume in piena che non riesci ad arginare.

Il dono di amare non appartiene a tutti, forse per questo non riesco a spiegare perché non riesco a lasciarti andare, perché una parte di me continua a sperare di riaverti accanto a me, che tu ti renda conto di tutto questo. Ma l’amore non si chiede, non si supplica, non si elemosina, e io mi sono resa ridicola per non distruggere il castello da favola che mi ero creata, che avevo creato da sola, nonostante tu mi buttassi sempre giù.
Ho costruito una storia completamente da sola. Ma l’amore si fa in due, bisogna volerlo in due. Ero stanca e mi sono semplicemente arresa, arresa ma con la speranza di vederti tornare…lo so che non lo farai. Tu mi vuoi ma a modo tuo e io non ce l’ho fatta più. Io ho bisogno dell’amore nella mia vita, ho bisogno di vederlo nei tuoi occhi l’amore. Ogni sguardo è stato vuoto e io giorno dopo giorno sono morta dentro. Le parole non dette, ogni “non importa”, ogni “cambierà”, ogni “prima o poi mi amerà” sono diventati insostenibili. Ho lasciato semplicemente che l’amore uccidesse l’amore. Non sei pronto, o forse non sei semplicemente innamorato. Io non lo so, ma fa male da morire dirselo. Me lo ripeto e mi sembra impossibile.

Vedi? Alla fine mi ritrovo a scrivere sempre a te, a pensare sempre a te, e lasciarti morire è così difficile, vivere ogni giorno dove tu eri presente senza di te fa così male, sapere che sei qui, a pochi metri da me e che non sei più mio è una tortura. E odio chi dice semplicemente che passerà. Se ci penso impazzisco. Conto i giorni come fossi in disintossicazione, faccio passi piccoli per paura di ricadere. E’ come un’eutanasia, è avere fra le mani un sentimento vivo, acceso, incontrollabile e sapere di doverlo uccidere ugualmente per sopravvivere. Ma a me sopravvivere non interessa. Lo so che è finita e che dovrò guarire per forza, certo, ma il nostro amore non cresciuto rimarrà il mio più grande rimpianto e il mio più grande rimorso.

Non tornerai mai. Non sarai mai quello di cui io ho bisogno. Continuare a crederci e doversi arrendere. Ma è così. Non saremo mai davvero noi.
Forse un giorno me ne convincerò davvero.

Advertisements