Preambolo

Ho scritto una lettera a lui, a quello anaffettivo di cui vi parlavo, che poi non è proprio una lettera. È che quando fa così, che mi allontana io mi inibisco e irrigidisco e non riesco ad essere me stessa e non voglio.
Beh la lettera l’ho scritta, è qui nelle bozze, ma a lui l’ho mandata.
E adesso sono terrorizzata perché alle mie mille parole ha risposto così: “letto.”
Col punto eh. E null’altro.
Panico. Panico davvero. Ho il battito accelerato da mezz’ora e più, dal momento del suo silenzio dopo il mio sproloquio.
E adesso boh.
Ho mille pensieri uno peggiore dell’altro. Il più brutto è che lui non voglia più vedermi. Penso sempre al peggio. Eppure è lui che mi ha stressato per conoscerci, vista, cercata trovata, perché mi voleva.
E sto silenzio ora mi dilania un po.
Magari dorme. Chennesò.
Battito accelerato fino a boh.
Forse sbaglio io a volermi mostrare sempre per quella che sono.
Lo tiro sempre fuori dal petto il cuore e lo brandisco come uno stendardo.
Forse era presto, forse non dovevo, forse doveva andare così.
O forse mi sto fasciando la testa.
Non lo so, non lo so proprio, ma forse è inutile arrovellarmi perché alla fine non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma solo quelle che fai.
È che dovrei smettere di avere questo senso di inadeguatezza, di inferiorità. Non valgo mai la pena. Eppure mi dovreste conoscere perché son davvero in gamba. E non è presunzione, è consapevolezza, che poi riesco a perdere al primo graffio sul cuore.
Volevo pubblicare la lettera ma così, senza una sua risposta non ce la faccio. È tutto troppo caldo.

47 minuti di silenzio.
Panico.
Arriva un messaggio.
È la Vodafone.
Sarà un lungo venerdì.

E lui non mi risponderà. Non lo so.

Tecnologico…a chi?

Volevo scrivere una riflessione seria stamattina che avevo in mente da un po, una cosa sui rapporti di coppia bla boa, ma poi ho pensato di dedicare il mio stato ad un pensiero che mi attanaglia molto più fortemente.

Serve un breve preambolo.

Non ho studiato ingegneria informatica, non sono una programmatrice, ho fatto studi di tutt’altro tipo, però mi ritengo abbastanza informatizzata, tecnologicizzata,  spippolo coi cellulari e i pc di tutti, in versione assistente problem solving, ma anche questo è superfluo, perché al giorno d’oggi, volenti o nolenti, tutti abbiamo a che fare con la tecnologia, con il web, internet la mail. Non siamo dei geni magari, ma la usiamo nel quotidiano, la mail.

La mail, già.

Io, come milioni di persone, ho a che fare tutti i giorni con clienti, colleghi, uffici, consulenti. Telefonate, intese, grosse risate, il più delle volte finte, ma questo è un dettaglio. Sembra sempre vada tutto bene, c’è chi ti sta un po’ più sui coglioni, chi meno, ma fa parte del gioco. Arriva il momento di scambiarsi i contatti, e lì arriva il gelo.

Incrocio le dita ma so già che accadrà. Detta la mail e io sudo fredda, perché so già quale sarà la frase successiva.

“info chiocciola… ah, TUTTO ATTACCATO E TUTTO MINUSCOLO EH!!!”

“Conta, ti prego conta e non urlargli in faccia che AAAAAAAAAAAAAAAH!!!!!!! LE MAIL SI SCRIVONO SEMPRE TUTTOATTACCATO!!! che MINUSCOLO E MAIUSCOLO NON FA DIFFERENZA!!!”

e invece rispondo “certo!”, col sorriso magari, quando invece vorrei brandire un’ascia in nome della giustizia tecnologica.

Ecco, amici, ora lo sapete anche voi che non fa differenza.

Credo che il mondo sarà veramente migliore solo quando le persone smetteranno di dettarmi la mail con cazzate annesse.

Ev a nais dei.

Giardino segreto

Mal di testa incredibile, richiedevo solamente casa mia, il mio letto, riposarmi per ricominciare la settimana impegnativa che mi aspettava. In realtà pensavo a te, al freddo di casa tua, a quel divano piccolo e alla coperta ancora più minuscola che usiamo per scaldarci. Pensavo al profumo che adoro assaporare dal tuo collo. E tu che mi dici “dai, la nostra sigaretta sul terrazzo”. Ci penso solo un secondo, e in un attimo sono da te. Ti piace stare lì fuori seduto a fumare, e a osservarmi mentre guardo altrove facendo finta di essere distratta, mentre sento i tuoi occhi incollati a me. Poi mi avvicini e mi baci.
“Ho un mal di testa che mi sento morire”. Tu non sei per le coccole, hai messo quella corazza che adoro scalfire piano piano, attimo dopo attimo. “Come sei indifesa adesso” mi dici mentre mi aggomitolo in silenzio sul tuo petto e tu inizi ad accarezzarmi e a baciarmi piano. “5 minuti e vado via”. Lo dico sempre, non lo faccio mai. E lì ad occhi chiusi il tempo passa in un lampo. Non vorrei essere in nessun altro posto al mondo. Sento il tuo odore, la barba sul mio naso, le tue mani lungo la schiena.
Il mal di testa piano piano sta passando. Passa sul serio. Non vorrei andarmene mai da lì. Ed ogni volta aspetto con ansia di tornarci. Non vorrei essere in nessun altro posto. Nessuno sa di te. Sei il mio giardino segreto.